2013 Mareno: Giovanni Piacentin è tornato a casa
Attività
GRUPPO MARENO
GIOVANNI PIACENTIN E' TORNATO A CASA
Fiamme Verdi Giugno 2014


Hanno aspettato oltre 70 anni e ora finalmente Maria Luisa e Giovanna potranno dare un volto al loro padre, quel papà partito giovanissimo per la guerra, quando una di loro era troppo piccola per ricordare il suo volto e l’altra non era ancora nata. A ritrovare quella piastrina è stato Antonio Respighi, alpino della Sezione di Milano, che l’ha ricevuta insieme a quella di tanti altri soldati italiani durante una visita a Miciurinsk, a sud est di Mosca, da un abitante del posto che le aveva raccolte lì in quella regione dove sono morti 4.178 italiani e le ha consegnate a lui con la promessa che le avrebbe restituite ai familiari dei caduti. Dopo due anni di ricerche Respighi è riuscito a identificare a dare un nome a quel numero impresso sul metallo e ha contattato il sindaco di Mareno Gianpietro Cattai perché lo aiutasse a riconsegnare la piastrina ai familiari di Giovanni Piacentin, nato a Mareno il 27 novembre del 1921.
Al termine della cerimonia ho voluto porgere un saluto alle sorelle Piacentin ringraziandole, per il sacrificio pagato della loro famiglia alla patria, a nome del gruppo alpini di Mareno e della sezione di Conegliano, loro con le lacrime agli occhi mi hanno gettato le braccia al collo, ringraziandomi e ringraziando gli alpini, visto che proprio un alpino ha ritrovato quella piastrina, che è tutto quel che rimane del loro papà, strappato al loro affetto dalla guerra.
Alpini e bersaglieri assieme hanno combattuto, versato lacrime e sangue in terra di Russia, come fratelli e anche oggi come fratelli e come figli di questa nostra patria siamo qui insieme per dire “bentornato Giovanni, bentornato a casa”.
In quell'immensa distesa di neve, ove l'uomo si trova solo dinanzi a se stesso, il 3° e il 6° reggimento bersaglieri scrisse pagine memorabili di eroismo durante la campagna di Russia.
Il 3° reggimento ha l'ordine di resistere e di immolarsi a Meskoff e a Cerkowo per far si che i reparti italiani e alleati abbandonino la linea e si salvino.
Anche il 6° ha gli stessi ordini. E gli ordini si obbediscono. Ben 40 chilometri di fronte sono difesi strenuamente dai figli del Veneto e dagli eredi di Lamarmora. Fino all'estremo anche con le poche armi rimaste a disposizione resisteranno. Se è vero che la campagna di Russia è stata una immane tragedia è vero che i degni figli di Lamarmora non sono stati meno di coloro che hanno scritto pagine fulgide di gloria nella storia della nazione.
Le steppe della Russia levano ancor oggi un alto monito di rispetto ai fanti piumati che del loro calvario fecero una leggenda che ancor oggi noi onoriamo.
Simone Algeo

