Libro 60-44 Gruppo Santa Lucia di Piave - Associazione Nazionale Alpini Sezione di Conegliano

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Libro 60-44 Gruppo Santa Lucia di Piave

60 ANNI DI VITA ALPINA A CONEGLIANO
I GRUPPI NELLA STORIA DELLA SEZIONE

GRUPPO SANTA LUCIA

SALUTO DEL CAPOGRUPPO
Col pensiero rivolto ai nostri Caduti, a coloro che portano ancora i segni nella carne delle campagne di guerra e ai soci che non ci sono più, rivolgo un fraterno e caloroso saluto a tutti gli Alpini ed in particolare al mio predecessore dott. Ariberto Messina. Esprimo un profondo ringraziamento, anche a nome del gruppo che ho l'onore e il piacere di rappresentare, al comitato organizzatore per la celebrazione del 60° di fondazione della sezione e a tutti coloro che in qualche modo collaborano affinché la manifestazione ottenga il risultato che gli Alpini e loro amici auspicano. La nostra festa esprime ancora una volta la spontaneità dei nostri sentimenti e la generosità delle nostre azioni, nell'etica dell'umana solidarietà. A tutte le autorità civili e militari che ci seguono, ci comprendono e ci aiutano vada il nostro più cordiale saluto e la nostra sincera gratitudine. Viva l'Italia, viva tutti noi.
DAVIDE BERNARDI

NOTIZIE STORICHE
"STORIA DI CASA NOSTRA" è un cenno di storia-geografica scritta dall'illustre cittadino di S. Lucia dott. Riccardo Camerotto - per 17 anni sindaco del paese, che noi siamo lieti di poter pubblicare nel contesto narrativo del nostro gruppo Alpini. Il comune di S. Lucia di Piave, provincia e distretto militare di Treviso, diocesi di Vittorio Veneto, è situato presso la strada Venezia-Udine, in pianura, al limite delle colline, a 32 chilometri da Treviso, a 6 da Conegliano. Il terreno è a viti, granoturco, frumento, gelsi, lambito dai Monticano, confinante a sud col Piave. Alcune industrie non grosse nel suo territorio e molti artigiani con le produzioni più varie, moltissimi i commercianti, specie ambulanti: attività tutte queste che danno lavoro e discreto benessere alla sua popolazione. Gli operai, molto numerosi, trovano occupazione a Conegliano, città operosa; tanti altri all'estero: Svizzera, Francia, oltre Oceano. Vi si tiene in dicembre la antichissima fiera di S. Lucia, la cui rinomanza ha varcato i confini del Veneto, per animali bovini, equini ed oggi anche per macchine agricole. Un tempo era celebre per il commercio della canapa che veniva lavorata nel nostro territorio. In quell'occasione sorge in paese un grande parco divertimenti e vi si svolge la sagra del mandorlato che richiama un pubblico numerosissimo.
Questa in sintesi la fisionomia economico sociale del nostro paese. Lo stemma concesso dal Presidente della Repubblica il 28 gennaio 1953 è: di rosso, alla corona d'oro di quattro punte, circondata da due rami di palma decussati, alla stella d'argento in punta. Ornamenti esteriori del comune, il Gonfalone, che sarà presto benedetto, è di azzurro, caricato dallo stemma sopra descritto. Sua ed unica frazione è Sarano, parrocchia molto antica e prossima ai confini di Conegliano. A questo punto però ci dobbiamo porre una domanda: qual'è la storia di questo paese; chi furono e cosa fecero i nostri avi? Questo interrogativo che si pongono i singoli individui, che si pongono le nazioni, possiamo e dobbiamo porcelo anche noi di S. Lucia. E non per ambizione, alla ricerca di blasoni, glorie od altro, ma per la legittima soddisfazione di conoscere il passato della nostra terra e dei nostri antenati.

Mons. Morando, di tutti i cittadini è il più benemerito in questo campo, perché, la sua metodica ricerca e la passione di raccogliere documenti, ci permettono oggi di presentarvi queste note, in vero molto succinte. La cronistoria, insieme di notizie e di documenti, curata dal nostro Arciprete in questi cinquant'anni, e un altro dei regali preziosi ch'egli ha voluto fare alla sua parrocchia. Attingo ad essa. L'antica origine di S. Lucia è già rilevabile dal suo nome; infatti i nostri avi, una volta convertiti, davano spesso ai loro villaggi il nome di un Santo che necessariamente era un santo dei primi secoli del Cristianesimo.

UNA PREZIOSA SCOPERTA
Che al tempo di Roma la nostra zona fosse colonizzata, era notizia già scontata, ma non avevamo prove precise per S. Lucia, perché, mentre segni di romanità si erano trovati ai confini del nostro comune, nulla di concreto era stato scoperto da noi nonostante che la strada Claudia Augusta Altinate passasse per il nostro territorio. Più tardi il nome di questa via si muterà in Ungheresca. Per un caso fortuito quanto fortunato, nell'ottobre del 1954, in località Chiesa, nel podere Piai, durante un occasionale scavo per la costruzione di una nuova casa, è stata rinvenuta una tomba romana a inumazione, costituita da una cassa di terracotta formata da otto embrici e contenente i resti dello scheletro di un individuo di giovane età. La sepoltura, secondo il parere di esperti, era del terzo secolo dopo Cristo e faceva parte di un gruppo di sepolcri, di coloni romani, di cui si trovano frequenti tracce anche nei vicini campi di proprietà Camerotto. Successivi assaggi hanno confermato quanto sopra e sono state messe alla luce costruzioni in sasso e cotto di origine romana e si sono trovati oggetti vari, quali pezzi di vasi in cotto, il resto di una macina da mulino in pietra e più importante di tutto, una moneta in bronzo dell'ultimo secolo della repubblica. Tutto ciò servì a far inserire il nome del nostro comune nella Carta Archeologica della provincia di Treviso, allora in pubblicazione, ed ha dato un, sia pur modesto, contributo agli studi sulla romanità dei nostri paesi.
Un primo documento che ha attinenza con la nostra storia è del Muratori che ricorda come nel 568 arrivasse al Passo di Lovadina il re Alboino col Longobardi. II Passo di Lovadina era passaggio obbligatorio del Piave, non esistendo ponti su questo fiume. Arrivata la triste notizia di questa invasione a Treviso, il Vescovo Felice, venne al Passo ed ottenne che non fosse devastate la sua diocesi. Non si sa invece cosa sia successo in quell'invasione alla povera popolazione minuscola di S. Lucia. Altro cenno storico risale al 959, quando il re Berengario con diploma datato in Pavia, dona al conte Rambaldo di Collalto la Corte di Lovadina "cum terris, cappellis, silvis , etc.", alla quale apparteneva S. Lucia. Veniamo così al secolo XII° per trovare altra notizia certa, ed infatti dal "Nuovo Archivio Veneto" - n. 66 -Nuova serie n. 26 - Tomo XXII° - parte II - pagg. 137-141 (Diego Sant'Ambrogio), apprendiamo della Donazione a Cluny del Monastero di S. Lucia nella Contea di Treviso: infatti nel terzo decennio del XII° secolo e più precisamente nell'anno 1122, con un vero e proprio atto di donazione a S. Pietro di Cluny, un Rolando ed un Ermanno ed altre persone nominate nel testo dell'atto e sottoscritte in calce al medesimo, danno ai monaci cluniacesi il monastero di S. Lucia nella contea o meglio nella Marca di Treviso, affinché quel presente chiostro lo prendesse sotto la sua tutela e protezione, la qual cosa fanno, dichiarando di deporre sull'altare di S. Lucia, nelle mani dei monaci di quella congregazione, Ottone ed Obizone, rappresentanti lo abate di Cluny, quanto ad essi pertineva a giusta ragione o meno, dei beni di detta Chiesa, e ciò per la remissione dei peccati e per la salvezza delle anime loro.
Santa Lucia non dipendeva però da Conegliano, ma dai Collalto, solo Sarano faceva parte del territorio di quella cittadina. Ma neanche Collalto aveva tutti i diritti su S. Lucia, perché fin dal 1122 il diritto di giuspatronato, il diritto cioè di nominare il parroco, spettava alle suore Agostiniane dei SS. Angeli di Murano. Fu solo nel 1770, quando venne soppresso il convento di Lovadina, che il giuspatronato passò ai conti di Collalto. La popolazione non doveva essere molto numerosa, se 50 anni più tardi, nel censimento fatto dal comune, risulta di 1300 anime; numero importante però per quel tempo, perché era considerata parrocchia di prima classe, con un maestro, un medico e una levatrice, pagati dal comune, per cui mons. Vescovo concesse il titolo di Arciprete al parroco di S. Lucia.
Dopo i preliminari di Löben pel riordinamento dipartimentale del territorio della Repubblica Veneta (1797) e dopo l'applicazione della nuova divisione distrettuale (1818), S. Lucia di Piave risulta formata da Mandre, Sarano, Bocca di Strada, Granza, Campana, Grave e Caldevie. Forse oramai ci siamo troppo dilungati e per chiudere vogliamo dare qualche notizia relativa alle persone; ricordando per esempio, che il 30 agosto 1837 morì di colera a S. Lucia, la Zanze, personaggio delle "Mie Prigioni" di Silvio Pellico. A S. Lucia nacque il poeta Luigi Chiesurin (5-1-1809), le cui opere furono sequestrate dal governo austriaco. Esiste qualche rara copia del suo poemetto "La Stefania", nel quale il poeta prevede la indipendenza nazionale. Ma più celebre di tutti i figli di S. Lucia è il nostro Fra Claudio, le cui virtù eroiche ed il valore di artista ci lusingano in una previsione di gloria anche per la nostra amata piccola terra. Dr. Riccardo Camerotto.

Opera del concittadino Fra' Claudio Granzotto
Opera del concittadino Fra' Claudio Granzotto

Opera del concittadino Fra' Claudio Granzotto
ATTUALE CONSIGLIO DIRETTIVO
Capogruppo Bernardi Davide
Vice capogruppo Brisotto Antonio
Tesoriere Bottega Giacomo
Segretario Bottega Antonio
Alfiere Tonon Attilio
Consiglieri Zambon Egidio, Busatto Augusto, Franceschin Mario, Benedosso Antonio, Grava Antonio, Polo Antonio, Gandin Pietro, Minet Olindo, Colomban Giovanni, Bottega Antonio, Sanson Luigino, Feltrin Silvano, Bernardi Giovanni, Golfetto Mario, Iseppi Giuseppe, Salomon Franco, Breda Sergio

Alla fine del 1957, su iniziativa delle Penne Nere Fossaluzza Egilberto, Ghin Mansueto, Ciprian Giuseppe, Marafon Sergio e Brivier Maurizio - già iscritti alla sezione di Conegliano fin dal 1953 - venne formato una specie di comitato promotore (con l'intento di raccogliere nuovi soci e creare i presupposti per dar inizio ad una altività alpina in S. Lucia, con l'istituzione conseguente di un nuovo gruppo. Si provvide quindi ad informare la sezione di Conegliano delle serie intenzioni degli Alpini di S. Lucia, si organizzò un incontro con i dirigenti responsabili sezionali. Si riunirono dunque i componenti il comitato di S. Lucia con i rappresentanti della sezione Martinelli, Soravia, Daccò, Bais e Fadelli. Quell'incontro fu determinante per la formazione del gruppo Alpini a S. Lucia, in quell'occasione vennero studiati i dettagli della cerimonia inaugurale.

IL PRIMO CONSIGLIO DIRETTIVO
Nel frattempo gli Alpini si riunirono in assemblea ed elessero il seguente direttivo:
Capogruppo dott. Giuseppe Ariberto Messina
Segretario Egilberto Fossaluzza
Consiglieri Giuseppe Tonon, Giuseppe Ciprian,Maurizio Bariviera, Ferruccio De Nardo, Olindo Minet, Mansueto Ghin, Augusto Busatto

La manifestazione ufficiale avvenne alla fine di febbraio 1958, con la partecipazione di numerosi Alpini e dirigenti della sezione e dei dintorni, di autorità civili e militari, ed ebbe grande successo. La Messa fu celebrata dall'onnipresente cappellano sezionale mons. Francesco Sartor, mentre il discorso ufficiale lo tenne l'allora presidente della sezione comm. Guido Curto.
Madrina del gruppo fu nominata la signorina Mariana Bernardi.

La cerimonia della fondazione. Curto rivolge il suo augurio.

IN AIUTO AL FRIULI
Quando il 6 maggio 1976, in Friuli la terra trema provocando vittime e distruzione, come molti soci della sezione, anche gli Alpini del gruppo di S. Lucia si dimostrarono sensibili al richiamo dei fratelli friulani collaborando - anche se in piccola parte - alla ricostruzione nel 10° cantiere di Pinzano al Tagliamento. Essi furono: Benedosso Antonio, Bernardi Davide, Bernardi Giovanni, Bottega Vittorio, Brisotto Antonio, Busatto Augusto, De Luca Domenico, Foltran Agostino, Gandin Pietro, Grava Antonio, Nardin Giovanni, Turri Vittorio e Zanella Giovanni.

In occasione del 10° anniversario della fondazione del gruppo e per ricordare il 50° anniversario della battaglia del Solstizio, gli Alpini di S. Lucia realizzarono il 16 giugno 1968, una magnifica manifestazione. Al raduno, malgrado l'inclemenza del tempo, affluirono circa tremila Penne Nere, rappresentanze accolte dal capogruppo dott. Messina e dal presidente della sezione comm. Curto. Intervenne il picchetto armato del 5° Reggimento di artiglieria. Innumerevoli furono le bandiere di rappresentanza delle varie associazioni combattentistiche: labari, vessilli e gagliardetti, non solo della nostra sezione, ma pure di tante altre provincie e sezioni. Durante la celebrazione fu scoperta la lapide, che il gruppo fece murare, a ricordo dei combattenti del Piave. La Messa la celebrò il Parroco don Severino Vidotto e il discorso ufficiale fu tenuto dal consigliere sezionale ten. col. Piasenti. Per la popolazione e gli Alpini di S. Lucia fu una ricorrenza indimenticabile. In tale occasione fu presentata la nuova madrina del gruppo la signora Odilla De Nicolò ved. Padovan.
Altra bella manifestazione fu realizzata il 27 aprile 1980, nella circostanza del 22° anniversario di fondazione, per l'inaugurazione della nuova sede, dedicata alla memoria dell'Alpino comm. Arturo Ancillotto. Nonostante la pioggia dirotta e incessante, i cittadini e gli Alpini parteciparono numerosi. La Messa fu officiata dal cappellano capitano alpino don Corrado Zanutto, mentre alcune parole di circostanza le pronunciò il presidente della sezione prof. Giacomo Vallomy. Nella nuova sede - da poco benedetta e inaugurata - il gruppo di S. Lucia fece dono, al gruppo di Pinzano al Tagliamento, di un cappello in bronzo - grandezza naturale - con incise le date del 6 maggio 1976 e del 27 aprile 1980, mentre al presidente della sezione fece omaggio di un'opera del pittore alpino Antonio Grava, che raffigura un vecchio alpino.

Il cippo pennone portabandiera

dott. Ariberto Messina
primo capogruppo
Il taglio del nastro "Via degli Alpini"
VIA DEGLI ALPINI
Un'importante manifestazione celebrativa si è compiuta il 10 luglio 1983, questa volta sotto i raggi cocenti del sole in un clima di calura estiva, motivata da un triplice significato: l'inaugurazione di una via dedicata agli Alpini, lo scoprimento di un cippo con asta portabandiera - posto in un incrocio stradale dove ha inizio la via degli Alpini - e ricordare il 25° anniversario di fondazione. Dopo la messa officiata, anche in questa circostanza, dal cappellano militare don Corrado Zanutto; il saluto e l'elogio pronunciato all'indirizzo delle Penne Nere del sindaco Arturo Bernardi; e l'orazione ufficiale tenuta dal vice presidente cav. Renato Brunello, si è proceduto alla benedizione inaugurale e al taglio del nastro della via dedicata agli Alpini e allo scoprimento del cippo.
Le opere realizzate per iniziativa degli Alpini di S. Lucia, sono state possibili per la cooperazione della civica Amministrazione, e soprattutto per l'intervento notevole e generoso dei bravi Alpini e fratelli Cancian. È seguita la consegna di attestati di riconoscenza ai soci benemeriti: Cavaliere di Vittorio Veneto Augusto Da Ros; socio fondatore e primo capogruppo dott. Giuseppe Messina; Soci anziani Giulio Sanson, Luigi De Conti, Tomaso Casagrande e Riccardo Bernardi.


Cerimonia per il 25° di fondazione del Gruppo


I CADUTI
Fra i Caduti della prima guerra mondiale gli Alpini annoverano: Manente Tiziano di Andrea, Piai Antonio di Giuseppe e Zanchetta Pietro di Tiziano. Mentre gli Alpini Caduti nella guerra del 1940/45 sono: Bariviera Pietro, Corrocher Ermenegildo, Dall'Ava Olindo, Dalla Vedova Giovanni, Dalle Crode Florindo, Fossaluzza Tarcisio, Gandin Marino, Mariotto Vittorio, Santarossa Umberto, Sossai Silvio e Tesser Giobatta. Tutti i Caduti Alpini sono ricordati con una Stele al Bosco delle "Penne Mozze" ad eccezione di Piai Antonio e Zanchetta Pietro per i quali il gruppo spera di provvedere al più presto.

FORZA DEL GRUPPO 208 SOCI
Attualmente la forza del gruppo di S. Lucia è di 208 soci.

UNA BELLA CONSUETUDINE
È consuetudine del gruppo di S. Lucia far visita - almeno una volta all'anno - agli anziani della Casa di Soggiorno di S. Lucia, portando, oltre che un po' dì allegria in un clima di serenità, alcuni graditi doni e col patrocinio degli Alpini viene annualmente organizzato un'encomiabile rassegna di cori alpini. È molto sentita l'opera di promozione del Monumentale Bosco delle "Penne Mozze"; realizzazione gran¬iosa che raccoglie indiscussi e meritevoli consensi e il gruppo di S. Lucia ne dà risalto con una commossa partecipazione. In particolare risalto è da porre il gesto generoso operato dalla contessa Laura Bladimiro ved. Ancilotto, la quale (in comodato) a ricordo del compianto marito alpino comm. Arturo, ha offerto agli Alpini un locale per la loro sede. La contessa Laura ha compiuto la nobile azione non solo nel ricordo del marito alpino, ma anche perchè nutre per gli Alpini tanto affetto e grande simpatia. L'accogliente e spaziosa Baita è costantemente visitata dai soci ed amici dove ogni occasione è buona per incontrarsi, perchè là si respira aria di fraterna ed affettuosa amicizia.
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